Sedazione in odontoiatria

15/09/2014

 

Quale differenza fra anestesia generale e sedazione endovenosa?

L’erronea associazione fra anestesia generale e sedazione endovenosa è piuttosto comune e può creare notevole confusione nel paziente: per questo motivo è più corretto distinguere fra anestesia generale da un lato e sedazione cosciente dall’altro.

Quali sono le differenze? In quali casi è indicato utilizzare l’una o l’altra forma di anestesia durante le cure odontoiatriche?

E’ importante premettere che in odontoiatria è tradizionalmente utilizzata con successo l’anestesia locale, sia per semplici interventi di conservativa (cura della carie, otturazione) sia per interventi chirurgici più complessi (chirurgia rigenerativa-ricostruttiva e maxillo-facciale, implantologia).

Vi sono però alcuni elementi che possono determinare una scelta diversa in ambito anestesiologico:

fattori che riguardano la prestazione da eseguire (complessità, invasività, durata dell’intervento)

fattori che riguardano il paziente: quali l’età, lo stato di salute generale (presenza di problemi cardiocircolatori o coagulativi, handicap fisici o psichici), gli stati ansiogeni e l’odontofobia (terrore del dentista) i quali determinano una maggiore difficoltà nel sottoporsi alle cure odontoiatriche.

Il ricorso all’anestesia generale, in grado di provocare un sonno artificiale profondo e la perdita totale di coscienza, deve essere valutato solo in casi di estrema necessità, dettati dallo stato di salute complessivo del paziente o dalla particolare invasività e complessità dell’intervento (ad esempio in caso di estrazione di più denti del giudizio).

L’anestesia generale infatti, comporta per sua stessa natura una dose suppletiva di rischio per il paziente, perciò il suo utilizzo deve essere altamente selezionato.

La sedazione cosciente risulta estremamente efficace per gestire la paura e il dolore in pazienti ansiosi e/o odontofobici: si tratta di indurre uno stato psicologico di tranquillità attraverso una minima depressione della coscienza del paziente, il quale è in grado di respirare autonomamente e rispondere alle sollecitazioni esterne. Spesso questo stato si accompagna ad una lieve e temporanea amnesia, che permette di cancellare in parte il ricordo dell’intervento.

Esistono diverse forme di sedazione cosciente, riconducibili a due gruppi: – i metodi non farmacologici, basati su differenti tecniche di rilassamento fino ad arrivare all’ipnosi

- le procedure farmacologiche come la sedazione con protossido di azoto (che avviene per inalazione) e la sedazione endovenosa.

Quest’ultima prevede la somministrazione per iniezione endovenosa di una combinazione di farmaci in grado di agire in pochi minuti, creando un ottimo controllo degli stati ansiogeni e della percezione del dolore.

Si tratta di una tecnica ormai molto diffusa, adeguata alla maggior parte dei pazienti e dai risultati altamente prevedibili.

E’ importante ricordare che gli studi odontoiatrici hanno l’obbligo di agire in piena sicurezza del paziente: ogni singola soluzione anestesiologica deve essere applicata soltanto dopo un’ adeguata diagnosi e uno screening completo dello stato di salute paziente, deve essere eseguita correttamente e deve essere accompagnata da un monitoraggio accurato del paziente in fase operatoria e post- operatoria.

L’applicazione dell’anestesia generale e di alcune tipologie di sedazione cosciente è sottoposta all’autorizzazione regionale con parametri ben definiti dalla legge vigente ed è prerogativa soltanto di pochi centri autorizzati.