Soffrire della Sindrome della bocca urente conosciuta, glossidinia o  stomatodynia, significa convivere con quella spiacevole sensazione di bruciore che proviamo quando accidentalmente ci scottiamo con la mozzarella della pizza ; fino a che non passa,  la nostra cena è rovinata.

 E se non passasse mai?

Questo è quello che prova chi è affetto da questa sindrome. E’ una condizione cronica di dolore, prurito in bocca, formicolio ,una sensazione di scottatura continua.

Tra le varie caratteristiche cliniche possiamo indicare inoltre:

  • Disgeusia ( distorsione del gusto).
  • Xerostomia ( secchezza delle fauci).
  • Alterazioni sensoriali o chemosensoriali.
  • Cambiamenti di umore o alterazioni  psicopatologiche.

Si tratta di una sindrome fortunatamente molto rara, e nonostante si sia riscontrata una maggior incidenza tra le donne fra i 50-60 anni, le cause sono difficili da individuare. Si parla di sindrome da bocca che brucia primaria  quando  non è riconducibile a cause organiche e sindrome della bocca che brucia secondaria quando è la conseguenza di malattie sistemiche, locali e metaboliche.

Come si può comprendere è un disturbo che influisce grandemente sulla qualità della vita. Può comportare disturbi del sonno, irritabilità, depressione, ansia, difficoltà a mangiare, può essere anche responsabile di una diminuzione della socializzazione con conseguente deterioramento delle relazioni.

Interessante è quanto emerso da uno studio di maggio 2016 pubblicato su ACTA ODONTOLOGICA SCANDINAVICA in merito all’associazione tra l’ansia generalizzata e  la depressione con i singoli sintomi della sindrome della bocca che brucia. L’alterazione del gusto , il sapore metallico e la sensazione di film sulle gengive sono risultati associati in modo significativo con i sintomi depressivi mentre l’alterazione del gusto e l’alito cattivo sono stati associati maggiormente con l’ansia.

Alla luce di tale risultato, qualora l’odontoiatra si trovasse di fronte al caso di un paziente affetto da tale condizione, per cercare di trovare una soluzione non è da escludere il lavoro in sinergia anche con psichiatri e psicoterapeuti.