ANSIA DEPRESSIONE E SINDROME DELLA BOCCA URENTE

13/04/2015

Soffrire della Sindrome della bocca urente conosciuta, glossidinia o  stomatodynia, significa convivere con quella spiacevole sensazione di bruciore che proviamo quando accidentalmente ci scottiamo con la mozzarella della pizza ; fino a che non passa,  la nostra cena è rovinata.

 E se non passasse mai?

Questo è quello che prova chi è affetto da questa sindrome. E’ una condizione cronica di dolore, prurito in bocca, formicolio ,una sensazione di scottatura continua.

Tra le varie caratteristiche cliniche possiamo indicare inoltre :

 

Disgeusia ( distorsione del gusto)

Xerostomia ( secchezza delle fauci)

Alterazioni sensoriali o chemosensoriali

Cambiamenti di umore o alterazioni  psicopatologiche.

 

Si tratta di una sindrome fortunatamente molto rara , e nonostante si sia riscontrata una maggior incidenza tra le donne fra i 50-60 anni, le cause sono difficili da individuare.  Si parla di sindrome da bocca che brucia primaria  quando  non è riconducibile a cause organiche e sindrome della bocca che brucia secondaria quando è la conseguenza di malattie sistemiche , locali e metaboliche.

Come si può comprendere è un disturbo che influisce grandemente sulla qualità della vita . Può comportare disturbi del sonno, irritabilità, depressione, ansia, difficoltà a mangiare, può essere anche responsabile di una diminuzione della socializzazione con conseguente deterioramento delle relazioni.

Interessante è quanto emerso da uno studio di maggio 2016 pubblicato su ACTA ODONTOLOGICA SCANDINAVICA in merito all’associazione tra l’ansia generalizzata e  la depressione con i singoli sintomi della sindrome della bocca che brucia. L’alterazione del gusto , il sapore metallico e la sensazione di film sulle gengive sono risultati associati in modo significativo con i sintomi depressivi mentrel’alterazione del gusto e l’alito cattivo sono stati associati maggiormente con l’ansia.

Alla luce di tale risultato , qualora l’odontoiatra si trovasse di fronte al caso di un paziente affetto da tale condizione , per cercare di trovare una soluzione non è da escludere il lavoro in sinergia anche con psichiatri e psicoterapeuti.